«Senza il Vostro aiuto la nostra Italia rimarrà un popoloso deserto». Si chiude così la sentita lettera che il Maestro dei maestri della pasticceria italiana, Iginio Massari, ha scritto e condiviso sui suoi canali social. Indirizzata al presidente del consiglio, la lettera aperta contiene una richiesta di aiuto per tutto il settore, che rischia di uscire distrutto dalle misure di distanziamento sociale resesi necessarie per l'emergenza sanitaria causata dal coronavirus.

Firmano anche gli altri membri dell'Ampi

Firmatari della lettera, che chiede sostanzialmente di non dimenticare i piccoli imprenditori artigiani, Iginio Massari e tutta la sua famiglia. A seguire, sono riportate tutte le firme dei maestri pasticceri dell'Ampi, in ordine alfabetico.

Ecco il testo della lettera aperta di Massari.

Ill.mo Signor Presidente del Consiglio,

Voglia concedere a un concittadino l'incelata arroganza di occuparVi in un tempo che, tanto serratamente, già Vi trova al servizio del Paese.

Non è il tempo della polemica; è quello della unione che, fervida e solida, si rinsalda nel privilegio dell'accoglimento delle soluzioni offerte dalla Politica.
Ecco cosa ciascuno di noi attende: che lo Stato non sia un mero transeunte e labile ammortizzatore, che non sia il concessore di una libertà strappata per stillicidio, che non sia l'erogatore di una goccia a tacitazione di una sete implacabile.

Ogni categoria professionale, ogni età, vive i propri drammi particulari: accanto, e pur distanti, a coloro ai quali è stata già offerta preliminare tutela, v'è poi il tessuto soggettivo degli autonomi: professionisti, partite IVA, artigiani e piccole imprese.
Non sono un ragioniere di Stato: non posso sapere quanto incidano e in che percentuale siano concorrenti di economia.
Nutro, tuttavia, la pretesa di conoscere il mio lavoro: so quanto l'incertezza che oggi si chiede alla Politica di colmare sia di ostacolo alla speranza, prima ancora che ai proventi. Il rischio d'impresa distingue e identifica noi autonomi, ma esso non può estremizzarsi nell'accettazione supina e passiva del silenzio tanto roboante di questi primi interventi economici.

Sono consapevole che abbiaTe dichiarato che nuove e prossime iniziative giungeranno .
Or non si scordi, pure, la più lungimirante Politica che quando ci sarà ridonata la libertà avremo redivivo desiderio di bellezza e d'eccellenza, di ritrovarci e di stare insieme: a Voi chiedo che quel giorno ci sia ancora un ristorante a saziarci, una pasticceria a ricolmare i palati, una boutique a librare un desiderio, un artigiano che ci realizzi, un teatro che ci accolga.
Senza il Vostro aiuto, tuttavia, la nostra Italia rimarrà un popoloso deserto.
Ossequi

Ernesto Brambilla

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