Prendere l’idea di museo come l’abbiamo in testa noi in Italia e cestinarla: questo è l’imperativo per chi volesse visitare il Museum of Ice Cream negli Stati Uniti, fresco di apertura – il 13 dicembre - della quarta location a Miami dopo Los Angeles, San Francisco e New York. È un percorso esperienziale e artistico costruito attorno al tema del gelato, dove il visitatore si ritrova in stanze come la Banana split room, con 10.000 banane appese al soffitto, o di fronte al Cone wall, un muro dal quale fuoriescono coni gelato, o al cospetto di una piscina che contiene 90 milioni di zuccherini colorati (chi non ha mai sognato di immergersi in un piccolo mare privato di dolcezza?).

Alternate a questi allestimenti che paiono pensati apposta per scattarsi selfie inusuali ci sono installazioni artistiche contemporanee: una rivisitazione del celebre wallpaper Martinique che decora gli interni del Beverly Hills Hotel, un photo wall che raffigura la celebre collina di Hollywood fatta di gelato, una promettente stanza intitolata “interactive gummy bear” - orsetto gommoso interattivo – ad opera dell’artista David Guinn in collaborazione con il mago delle luci Drew Billiau, solo per citarne alcune.

L’intento, qui, è di sfruttare il simbolismo del mondo gelato e i valori che esso trasmette. Con le parole di Maryellis Bunn, fondatrice e direttrice creativa del MOIC, si usa il gelato «come un agente, veicolo di immaginazione e valori. Un modo per riportare la complessità delle cose nei canoni di un piacere semplice e gioioso».

Il design di ognuna della quattro location riflette i caratteri della città che la accoglie. A San Francisco, ad esempio, la stanza dell’unicorno con le pareti interamente tinteggiate nella sequenza di colori dell’arcobaleno simboleggia l’apertura e la forza inclusiva della città, nota per la sua libertà sessuale e “proclamata” negli anni ’60 dalla rivista Life Capitale dei gay. Quello dell’apertura è un tema di fondo per i curatori del MOIC, visto che puntano dichiaratamente a costruire un ambiente dove «i visitatori possano lasciare paure, ansie e norme sociali fuori dalla porta per divertirsi insieme lungo il percorso, costruendo un senso di amicizia e comunità».

Emozioni al centro, come nella stanza dedicata ai gingle del furgoncino dei gelati che riaccendono nostalgici ricordi, allestita sempre nella location di San Francisco. Alla fine si assaggia anche il gelato (e ci mancherebbe) dentro a un golosissimo “sandwich” di pan cakes ripieno, con la sensazione che l’idea di museo esperienziale qui sia stata portata molto (molto) in avanti.

I musei e le collezioni in Italia

La più nota tra le esposizioni italiane dedicate al gelato e alla sua storia è quella del Gelato Museum del gruppo Carpigiani, ad Anzola dell’Emilia, aperto nel 2012. Ospita una collezione di oggetti e macchine che illustrano la storia del gelato e diverse testimonianze audiovisive dei suoi protagonisti. L’azienda ha voluto che questa struttura diventasse un luogo in cui il gelato potesse conquistare la dignità di prodotto della cultura gastronomica europea, mostrando le radici del gelato artigianale e del mestiere del gelatiere. La struttura dà naturalmente grande visibilità all'evoluzione tecnologica delle macchine da gelato, settore nel quale l’Italia resta leader a livello internazionale.

Ha chiuso dallo scorso autunno, invece, lo stabilimento ex Italgel parmense controllato dalla Nestlè. La Fabbrica del Gelato aveva compiuto 50 anni di storia nel 2014 ed è stata per lungo tempo testimonianza attiva della creatività dell’industria gelatiera italiana. Chi ancora oggi cerca di raccontare la storia del gelato è il collezionista Gianfranco Badiali, che porta da 10 anni in giro per il Bel Paese la sua collezione privata. Attrezzature, vetrine, macchine, foto, documenti, brevetti originali e oggetti: in tutto 1.500 pezzi che l’ex grafico pubblicitario e scenografo teatrale raccoglie da quando, nel 2007, il contatto casuale con un gelatiere umbro e con i vertici della storica fiera MIG di Longarone fecero nascere in lui una passione spropositata per questi cimeli.

«Oggi stiamo definendo, con la città di Longarone, una location adatta a ospitare in modo permanente la mia collezione», spiega Badiali a DolceGiornale, «ho dei pezzi unici che meritano di essere valorizzati, fra i quali dei porzionatori di fine ‘800 per fare palline di gelato e una macchina del 1920 esposta durante Sigep 2018. Ho raccolto tutto a spese mie in questi anni, anche all’estero». Lo stesso orizzonte internazionale ha ispirato la Gelateria Fratelli Michielan ad aprire in Cina il Museo del Gelato Italiano, 1.300 mq inaugurati a novembre anche con il contributo di alcune importanti aziende della filiera come Carpigiani, Ifi, Clabo, Fabbri 1905. Per l’allestimento lo stesso Badiali ha fornito parte della sua preziosa raccolta.

Ernesto Brambilla

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here