Tre negozi di proprietà, ad Afragola, Caserta e dentro il Centro Commerciale Campania di Marcianise; un primo esperimento di franchising sul lungomare di Trani; cinquanta persone al lavoro nelle gelaterie, ognuna con un laboratorio suo; una lunga tradizione di amore per il gelato artigianale. È il profilo de La Scimmietta, Miglior gelateria d’Italia 2017 secondo il sondaggio online promosso dal sito del Gastronauta di Davide Paolini assieme a Giuso spa, premiata nel corso di Milano Golosa.

L’ultimo giorno della manifestazione, che raccoglie 200 eccellenze italiane del mondo food, ha visto il gelato protagonista. La Scimmietta ha trionfato nella raccolta delle preferenze dei “gastronauti” in una competizione a distanza che si è chiusa in estate. «Abbiamo subito notato un ritorno in termini di vendite», spiega a dolcegiornale.it il titolare Antonio Giglio, «con un significativo +20% sul periodo estivo. Davvero una grande gioia, una impennata appena si è diffusa la notizia: sono convinto che i votanti abbiano premiato la nostra disponibilità e la nostra sincerità nell’offrire un vero gelato genuino. È semplice fare un gelato artigianale per 100 persone, se lo devi preparare per 100mila senza piegarti a logiche industriali e conservando qualità delle materie prime e artigianalità nella preparazione devi attrezzarti con uno sforzo superiore. O ti organizzi e investi, o resti piccolo».

La Scimmietta è un’istituzione nella sua zona, è anche gelateria ufficiale del Napoli calcio ed è stata premiata come Eccellenza Campana. A proposito di investimenti, qui si guarda al futuro con un’idea originale: il 26 ottobre verrà inaugurato un nuovo locale di 200 mq con 120 posti a sedere che si presenterà come un “ristorante di gelato”. «I clienti sceglieranno da una “carta”… su tablet, avranno a disposizione un menu completo di piatti tutti di gelato», spiega Giglio, «e sono contento anche di poter creare posti di lavoro in più con questa apertura».

Occasioni come questo concorso spesso aiutano gli artigiani a fare rete, e così è stato per i vincitori delle ultime tre edizioni del premio alla Miglior Gelateria. Davide De Stefano della gelateria Cesare di Reggio Calabria, Guido Zandonà delle gelaterie Ciokkolatte di Padova e dintorni e Francesco Dioletta della gelateria Duomo de L’Aquila hanno realizzato il gusto Italico con la collaborazione di Pasquale Monteleone de La Bottega del gelato di Pizzo Calabro e Gaetano Vincenzi della Gelateria Barbarossa di Villapiana Lido e con gli ingredienti d’eccellenza delle loro regioni. Un gusto in cui i fichi di Cosenza Dop affogati nel Torcolato di Breganze Doc fungono da topping di un gelato a base di ricotta di pecora abruzzese. «Il marchio italico è registrato per non consentire ad altri di usarlo per secondi fini che non siano beneficenza», ci spiega Davide De Stefano, «questo è un progetto benefico per promuovere collaborazione tra vari artigiani. Il nostro sogno è creare una fondazione e sovvenzionare magari una scuola per giovani che hanno delle disabilità». Italico è nato lo scorso anno al Sigep di Rimini e ha già varcato in confini del nostro Paese toccando Miami e l’Australia.

«La cosa che più mi soddisfa è l’eccellente ritorno che possono vantare le gelaterie premiate dal nostro sondaggio», spiega a dolcegiornale.it Davide Paolini, «ormai li trovo tutti molto attrezzati sulla comunicazione e sui social. Abbiamo anche dovuto introdurre dei seri controlli informatici nel meccanismo di voto online, perché ci eravamo accorti di anomalie nelle edizioni precedenti e volevamo che il concorso fosse il più giusto possibile».

Paolini si lascia andare anche a qualche considerazione di scenario sull’annosa questione del disciplinare mai nato per il gelato artigianale: «Ne sento parlare da almeno vent’anni, vedo discutere in tanti ma evidentemente non c’è la volontà. Forse fa gioco poter mettere la dicitura “artigianale” sopra a tante, troppe gelaterie. Si potrebbe eccome mettere dei paletti molto semplici eppure essenziali: uso di materie prime fresche di stagione per i gelati alla frutta, latte di qualità, rassodanti naturali e non chimici, vietato l’abuso di coloranti – vedo in giro certi pistacchi verde accesso impossibili da realizzare con veri pistacchi, o la dicitura “pistacchio di Bronte” dappertutto quando quella materia prima è disponibile in scarsissima quantità. Non dico di restare fermi all’età della pietra, ma un’onestà di fondo si potrebbe cercare».

 

 

 

 

 

 

 

Ernesto Brambilla

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