La caduta, la rinascita e, molto presto, il ritorno alle origini: in sintesi è questo il percorso della pasticceria Moccia 1936, marchio dolciario storico di Napoli. Il forno pasticceria di via San Pasquale, fondato nel 1936 da Giuseppina Moccia, aveva chiuso per cessazione attività nel 2015 ed era stato acquisito da ACento spa l'anno successivo (è la holding proprietaria del marchio Fratelli La Bufala). Poco prima delle Feste ha aperto un nuovo negozio a Spaccanapoli, in via Benedetto Croce, apertura che ha seguito quella dell'aeroporto di Capodichino, primo passo delle nuova vita del marchio storico.

Il passaggio più significativo, però, è quello previsto per i primi mesi del 2018: Moccia 1936 tornerà nella sede storica di via San Pasquale, in locali completamente rinnovati ma ispirati al layout originale della pasticceria.

Il bancone di Moccia 1936 a Spaccanapoli
Gli interni del locale di via Benedetto Croce

L'obiettivo della nuova proprietà resta quello di rilanciare il marchio puntando sull'internazionalizzazione, senza per questo rinunciare all'originalità della proposta e alla pura "napoletanità" dei prodotti. Il nuovo negozio a Spaccanapoli è a pochi passi dal Convento di Santa Chiara, nel primo tratto del Decumano Inferiore, e propone i prodotti che hanno reso celebre Moccia in Italia e nel mondo: dalla ormai leggendaria “pizzetta” ai dolci della tradizione napoletana. In vetrina nel nuovo locale trionfano struffoli, rococò, mustaccioli, sapienze e divino amore. E poi la cassata partenopea e la celebre pastiera.

Molti dei pasticceri e banconisti storici sono ancora lì, visto che la politica della nuova proprietà è stata quella di assorbire gran parte delle storiche maestranze. Con loro ci sono gli aneddoti e i racconti sui clienti celebri della pasticceria, da Libero Bovio a Benedetto Croce, da Nino Taranto a Pupetta Maggio. Un affezionato e anonimo cliente, invece, ogni anno faceva arrivare in dono in Vaticano la pastiera, indirizzata a papa Giovanni Paolo II. Insomma, un pezzo di storia di Napoli è passato tra questi banconi che presto ritroveranno, dopo qualche oscura vicissitudine, la loro casa.

 

 

Ernesto Brambilla

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