Lo sforzo per rendere la produzione alimentare sostenibile parte dai semi e dalla cura della coltivazione. Ne è convinta anche Europastry, azienda che opera nel settore dei prodotti da forno, che sta attuando delle iniziative strettamente legate alle buone pratiche nella semina, coltivazione e macinatura dei cereali.

Sementi certificate, prodotti tracciabili

Se il 70% delle emissioni di anidride carbonica proviene dalla semina e dalla coltivazione del grano, è lì che bisogna puntare il mirino. Come? Implementando buone prassi con gli agricoltori locali, usando sementi certificate, impiegando meno fertilizzanti, lavorando di strategia su rotazione dei raccolti e tracciabilità dei prodotti agricoli, dal campo alla tavola. Un protocollo ad hoc che l'azienda sta implementando e che viene identificato con il sigillo "Responsible Wheat".

Già 5.300 ettari sono coltivati seguendo il protocollo

L’azienda, fondata nel 1987 e affermatasi nella produzione di impasti surgelati per la realizzazione di pane, panini, pasticcini e snack, ha 22 stabilimenti produttivi e 26 uffici commerciali in tutto il mondo, ed è presente in 70 paesi. Coltiva già 5.300 ettari secondo questi principi, e l'obiettivo di medio termine è di espandere questa superficie a 20.000 ettari entro il 2025. Intanto, Europastry ha fissato degli obiettivi per il 2021: ridurre l’impronta di carbonio del 36%, il consumo d’acqua del 13% e il consumo di gas dell’8% rispetto all’anno in corso. Spiega in una nota Jordi Gallés, presidente esecutivo: «Tutti i soggetti coinvolti nella catena del food devono collaborare e fare la propria parte per assicurare ai nostri figli un pianeta abitabile. Che cosa diranno di noi le generazioni future, se supereremo il punto di non ritorno quando abbiamo ancora gli strumenti per evitarlo? Noi vogliamo guidare questo cambiamento, insieme ai nostri fornitori e ai nostri clienti».

 

Ernesto Brambilla

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