Per un architetto c’è qualcosa di irresistibile nel progettare spazi molto piccoli. Qui siamo in un ice cream cafè minuscolo, ma che riesce ad accogliere un laboratorio, un’attrezzata postazione con ampio bancone e un doppio spazio per la degustazione, con tanto di posti a sedere. Non è una cosa da poco, viste le dimensioni di solo 38 mq. Eppure, Zero-e è una gelateria che crea, a chi entra nel locale, la percezione di uno spazio molto più ampio e capiente. Siamo nella via centrale di Isola del Liri, in una zona di passaggio e con una clientela variabile durante la giornata. Il progetto dello studio Nine è partito proprio da questa variabilità: c’era bisogno di uno spazio dalla forte identità ma con un uso flessibile degli spazi.

La particolarità di Zero-e è che si tratta del primo ice-cream café a “etichetta pulita” in zona, nonché il primo café a proporre l’esperienza del gelato salato e dell’abbinamento gastronomico. Stiamo parlando di una novità all’interno di una tradizione artigianale: i proprietari, Zero-e Alessandro Masci e Alberto Pagnani, sono i testimoni di una storia del gelato che la famiglia Masci si tramanda dal 1898. E con questa nuova offerta gastronomica la necessità di rinnovare gli spazi era inevitabile. Lo studio Nine si è occupato quindi degli interni del negozio, della grafica sulle pareti fino agli accessori più piccoli, così come dell’intera corporate aziendale, sviluppati poi in collaborazione con artigiani italiani locali. Come primo passo è stata studiata la pianta: in questo caso si parla di un unico locale ma diviso in due ambienti perpendicolari. Tenendo presente che il punto di riferimento di qualsiasi gelateria o bar o pasticceria è il bancone, arrivo di tutti i clienti, si è pensato di posizionarlo frontale all’ingresso, nell’ambiente più grande e immediatamente visibile. È un banco con vetrina molto sobrio, modello Virna di FB con una superficie in vetro retroverniciato di bianco. Il bianco è infatti il colore scelto per le pareti della parte del locale destinata alla somministrazione dei prodotti, allo spazio di servizio. In questo modo si spezza prospetticamente l’azzurro tenue che fascia invece il resto delle pareti e dà un senso di profondità. Queste pareti celesti sono anche magnetiche: una è usata come alternativa allo statico tabellone dei gusti, l’altra è concepita come una sorta di magazzino stagionale/giornaliero a vista in cui viene narrata la “filosofia” Zero-e. Per ottimizzare lo spazio, le due pareti sono attrezzate con due lunghi tavoli a parete in frassino a finitura naturale e alti sgabelli dalla seduta ergonomica. La scelta di trasformare le pareti in tabelloni sempre diversi porta a non avere bisogno di elementi decorativi. Uniche eccezioni sono i cestini in metallo a parete, dove sono “esposti” gli ingredienti principali dei gelati: frutta, latte, cacao e qualche piantina, a segnalare la voglia di naturalità

Stesse scelte minimali per l’altro ambiente del locale: a esclusione dei soli macchinari tecnici, infatti, tutto ciò che è presente, dai tavoli alle mensole, fino al rivestimento delle macchine, è stato disegnato pensando a come ottimizzare la funzionalità e la percezione visiva degli spazi. Su tutti, come esempio, il lungo e stretto tavolo sociale, progettato come una trave e studiato per adattarsi all’irregolarità della piccola sala degustazione. Grande invece è lo spazio all’aperto, con tavolini e sedie lungo le due vetrine, protetto da un tendone. Il logo della gelateria campeggia sul muro esterno, così che la comunicazione grafica, l’architettura degli interni e il design dell’arredo si integrino tra loro.

 

Barbara Delmiglio e Chiara Naldini

Alessandro Zomp

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