La sfida è portare il gelato fuori da coni e coppette. Ma senza fargli perdere la sua anima pop. Ilaria Forlani, giovane food designer in ascesa, ha deciso di capitalizzare il lavoro degli ultimi anni in laboratorio e nella comunicazione del suo gelato, aprendo a Milano Glacé Sweet Concept Store.

Siamo in via Archimede, in un quartiere pieno di showroom del mondo moda e di attività giovani, smaniose di un’offerta food brillante. Qui Ilaria ha lanciato da poche settimane questa boutique del gelato, attiva dalla colazione all’aperitivo.

Il più evidente richiamo pop è la scritta luminosa in rosa che campeggia sopra il bancone. Pochi posti a sedere, niente gelato a vista. Si notano, invece, le creazioni di Ilaria, come le stones - “pietre” con dentro il gelato e fuori una copertura di gianduia o di vaniglia e mango, oppure mandarino e zenzero; la cheesecake scomposta, rivisitazione del dolce in sferette di diverse misure, poste dentro una scatola di latta; la garden cake - bavarese con una sponge cake alla vaniglia colorata per riprodurre un prato e margherite realizzate con cioccolato “plastico”.

E poi il sushi ice cream, il gelato trasformato in piatti dolci dall’estetica giapponese che già ha trovato fortuna un civico più in là, nel ristorante Shimokita, dove Ilaria firma la carta dolci dallo scorso anno.

«L’idea era creare un format che agganciasse diverse occasioni di consumo, ma che continuasse a mettere al centro il gelato», spiega Ilaria a Dolcegiornale. Infatti sul menu, accanto ai già citati gelati “signature” della giovane bresciana, troviamo caffetteria, croissant, torte classiche, pancakes, pane e nutella e biscotti. Per la colazione, ma anche per uno snack dolce. E poi centrifugati, yogurt e macedonia. A pranzo toast e focacce a 5 euro, insalate e piatti caldi tra i 7 e i 12 euro.

Dai pozzetti escono i gusti destinati a coni e coppette. Ci confida Ilaria: «In queste prime settimane, nonostante il freddo, sono molto apprezzati nel pomeriggio». “Ila” è il fiordilatte fatto alla maniera di Ilaria, poi qualche classico e qualche strizzata d’occhio alla bassa stagione (mandarino, mango e passion fruit, crema glacé con scorze d’arancia). Anche questa avventura, come era stato per il locale di tapas giapponesi Shimokita, è co-firmata dall’imprenditore della ristorazione Luca Guelfi. «Dietro all’estetica», spiega Ilaria, «rimane l’artigianalità del gelato. Però vogliamo farlo conoscere in una veste rinnovata: il gelato made in Italy buono può essere anche veicolato con la lingua di oggi, gli strumenti di oggi, l’immagine di oggi».

 

Ernesto Brambilla

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