L'uragano centra in parte, ma quello che si abbatte sui conti dei gestori di gelaterie artigianali è sì un vero tornado. Parliamo della "bolla" del prezzo della vaniglia, che ha superato soglia 500 euro al chilo in borsa per avvicinarsi pericolosamente a quota 600, mettendo in allarme intere catene di gelateria (in Inghilterra Oddono ha interrotto la produzione del gusto vaniglia). Il Madagascar è il primo produttore al mondo di bacche di vaniglia (secondo dati Fao supera il secondo, l'Indonesia, con più del doppio della produzione annua), ma l'arrivo del ciclone Enawo, che ha colpito l'isola con raffiche di vento di oltre 230 chilometri l'ora, ha distrutto parte del raccolto e fatto schizzare ancor più su il prezzo della preziosa materia prima superstite.

L'effetto dell'uragano, però, è solo l'ultimo responsabile dell'innalzamento del prezzo, come spiega a dolcegiornale.it il presidente dell'Associazione Italiana Gelatieri Vincenzo Pennestrì: «Già abbiamo notato da circa sei mesi che il prezzo è aumentato di 10 volte, è una questione di dazi sull'export più che di ciclone. Ad ogni modo l'effetto è già arrivato alle gelaterie». Pennestrì parla naturalmente di chi va in cerca di materia prima di alta qualità, bacche di vaniglia, appunto, come quella del Madagascar. «Come associazione abbiamo proposto un gruppo di acquisto per gli associati, in modo da pagare meno grossi quantitativi. Il problema è che, ovviamente, non si può far pagare di più un solo gusto di gelato rispetto agli altri. Si compensa producendo meno gusto vaniglia, magari sostituendo con basi all'uovo (anche se ora è spuntato il problema delle uova contaminate anche in Italia)».

Il gradimento del gusto in questione è vario a seconda delle zone. «Al Sud», spiega Pennestrì, «si può quasi rinunciare, ma la vaniglia al Nord è imprescindibile. E questo livello di prezzo è insostenibile per il futuro. In gelateria, se vogliamo, la vaniglia può considerarsi sostituibile, ma in pasticceria forse è anche peggio».

 

 

Ernesto Brambilla

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