Entrare da Gelsomina è un tuffo nel passato, quello delle cose perdute o dimenticate ma senza toni cupi, perché anche nel secondo punto vendita (in via Fiamma a Milano) sono un ambiente luminoso e il colore bianco a dominare. Le grandi vetrine, ad angolo anche sulla piazza, sono un segnale di trasparenza e di accoglienza, quanto i tanti posti a sedere all’interno e all’esterno. La sensazione di tepore di questo ex panificio impregna ancora i vecchi muri con i segni delle stratificazioni succedutesi nel tempo. L’allestimento interno segue il mood, caro all’imprenditrice Ilaria Puddu, del recupero di oggetti, lavorazioni del passato e di parte della memoria di ognuno di noi: uno stile che ha fatto del locale uno dei più instagrammati. Il pavimento in resina di cemento con inserti irregolari di piastrelle di Vietri dipinte a mano su disegno, la carta da parati d’antan con la riproduzione di rose delicate, tavoli e sedie in ferro realizzate artigianalmente da un fabbro di Orvieto o recuperate da rigattieri e antiquari, come le stoviglie vintage, sono stati scelti con la stessa cura con cui le nostre nonne accoglievano gli ospiti.

I maritozzi, dolce iconico

Gelsomina già nel nome ripropone sapori e sensazioni ritrovate, che mettono così a proprio agio da far affezionare i clienti, di certo non solo per i maritozzi alla panna che hanno fatto la fortuna del marchio. Il lungo bancone a L, rivestito con antiche assi di legno dipinte di bianco, troneggia in mezzo alla sala principale da cui si diramano due spazi più intimi; la cucina è ricavata negli ex magazzini al piano inferiore. Visitiamo il pdv prima della chiusura forza: pasticcini, torte, gelati e granite - oltre a una serie di proposte salate per la colazione, pranzo e aperitivo - sono in bella mostra sul bancone, che nella sua essenzialità rende omaggio ai prodotti esposti, realizzati con materie prime e specialità particolari, come la marmellata di gelsi neri o le Busiate (direttamente da un pastificio di Trapani) con pesto siciliano, scovate dalla giovane executive pastry chef Paola Bertolli. Lo spazio è punteggiato da grandi piante e da piccole luci, che scendono dal soffitto come quelle delle feste estive in giardino. I sapori e l’arredamento dai toni retrò ripropongono uno stile che trasporta in un viaggio tra Puglia, Sicilia e Campania. Ed è lo stesso nome Gelsomina, di origine persiana, a dettare il concept dell’interior design e della tipologia di dolci: un luogo da vivere, dove assaporare una pasticceria contemporanea con i sapori del Sud, che si rifanno alla tradizione casalinga. Il tema della casa si ritrova pure nello spazio riservato ai servizi igienici, ai quali si accede da una sorta di casetta, con tanto di tegole antiche. La luce naturale entra copiosa dalle grandi vetrine a tutt’altezza e genera un’attrazione istintiva per questa sorta di hortus conclusus milanese.

 

 

Elena Bertero

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