Lo avevamo anticipato nel nostro articolo su Dolcegiornale nr. 2, a ottobre. Oggi l’annuncio ufficiale, in conferenza stampa a Miano: nasce la Rinaldini Pastry Spa, società che il pluripremiato maestro riminese - che manterrà la maggioranza delle quote - ha messo a punto con l’imprenditrice Micaela Dionigi (presidente del Gruppo Società Gas Rimini). L’obiettivo: sviluppare il marchio Rinaldini in una serie di punti vendita (idealmente circa il 40% di negozi diretti, il rimanente in franchising) secondo un piano industriale di sviluppo in Italia, nei centri storici delle più importanti città, e all’estero, puntando a Stati Uniti, Asia e Medio Oriente. Ma con un dictat ben preciso: mantenere alti l’eccellenza dei prodotti e il valore dell’artigianalità, parametri di qualità che da quasi vent’anni Rinaldini porta avanti con il suo lavoro.

«Non cambierà né l’artigianalità né la mia filosofia produttiva - garantisce Rinaldini. Intanto il primo passo è l’apertura di un nuovo, grande laboratorio a Rimini di circa 3600 mq suddiviso su 2 piani, dove ci sarà anche spazio per la produzione salata e perfino un appartamento per gli stagisti che formeremo». Laboratorio che, si prevede, sarà a pieno regime nel 2019 e da cui partiranno tutte le referenze destinate ai vari punti vendita, che comunque saranno dotati di laboratori per finitura dei prodotti, ove necessario.

L’investimento iniziale è di oltre 6 milioni di euro, con la prospettiva di un fatturato superiore ai 15 milioni di euro entro il 2020 e un fatturato stimato per il 2022 di 25 milioni di euro, dando impiego a circa 250 persone. E l’ambizione di espandersi con circa 30 aperture fra dirette e indirette. Nel 2018 le aperture già in cantiere sono varie: a marzo a Milano, a maggio a Roma, a giugno a Rimini in via Ausa (dove si trova anche il nuovo laboratorio); e ancora un altro negozio a Roma nel centro storico (a ottobre) e infine in un Mall del lusso (il prossimo dicembre), di prossima inaugurazione.L’investimento medio per l’apertura di un Rinaldini store (progettato per essere modulabile in diversi formati, dal semplice corner al grande negozio da 250 mq) richiede un investimento da 1800 a 2200 euro/mq, con un’attesa di fatturato dai 10mila ai 15mila euro/mq.

Un progetto e un’impostazione imprenditoriale unico nel settore della pasticceria italiana, dove le realtà sono quasi tutte imprese piccole e a carattere familiare. Saremo pronti per questo balzo verso l’internazionalizzazione? «La pasticceria italiana non ha niente da invidiare a quella francese, forse ci manca un po’ di personalità, ma per il food made in Italy è un momento speciale», dice Rinaldini. Che annuncia, come omaggio alla imminente apertura del negozio milanese, anche di una special collection di 8 dolci ispirati e dedicati al Teatro alla Scala.

Marina Bellati

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