Durante l’ultimo Simposio pubblico AMPI, a Rita Busalacchi l’Accademia e l’azienda Filicori Zecchini hanno conferito il riconoscimento di Pasticcere Emergente 2018.

Per ora è "solo" consulente

Un profilo davvero particolare, quello della giovane palermitana: Rita è infatti una consulente, che ha lavorato con Luca Montersino e con Maurizio Santin, e ha persino una laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche in tasca, conseguita prima di abbracciare la passione per la pasticceria. Oggi sogna - o meglio, progetta - di aprire un suo locale a Palermo. «Ho voluto portare a termine gli studi in chimica e mi sono stati molti utili per fare la differenza nell’approccio scientifico alla pasticceria», ci spiega. A 20 anni compra il primo libro, firmato da Stefano Laghi. «Capii che la pasticceria poteva essere qualcosa di più di un semplice cannolo o una cassata. Cominciai a studiare, e intanto lavoravo in un’azienda di catering. Subito dopo la laurea iniziai un percorso in Etoile (la scuola di Rossano Boscolo)». Poi l’incontro “fatale” con Luca Montersino e l’inizio di una collaborazione, nel 2011.

«Così ho imparato a lavorare»

«Accanto a lui, in un laboratorio di 1.500 metri quadrati, si faceva di tutto: pasticceria salata, moderna, biscotteria, panettoni, torte nuziali, migliaia di terrine di tiramisù. Ho imparato a lavorare sul piccolo e sul grande». Poi altre esperienze in Francia, il ritorno a Palermo, l’insegnamento in diverse scuole, l’affiancamento a Maurizio Santin dallo scorso anno e fino a pochi mesi fa. «Quest’anno opererò in coppia con una collega, Valentina Mancuso, che lavora a Parigi da Arnaud Larher. Vogliamo aprire un nostro locale a Palermo e in parallelo continuare con le consulenze».

Il segreto è distinguersi

Se non ti diversifichi, se non ti distingui, non sarai mai niente. L’idea che Rita ha in testa parte da questo: Voglio creare una realtà che ancora non esiste in Italia, capire la città e le sue aspettative. Sto studiando l’idea di un format monoprodotto, con tanto sforzo imprenditoriale dentro».

Ernesto Brambilla

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