Farine ottenute da "scarti" dell'industria alimentare, alternative plant-based (cioè ottenute dal mondo vegetale) ai prodotti lattiero-caseari, olio di oliva che diventa una alternativa al burro senza perdere tutte le sue preziose qualità. E poi le più famose carni "finte". Sono solo alcune delle direzioni che l'innovazione sta prendendo negli ultimi anni nel mondo del cibo.

Le startup che vogliono cambiare il mondo

In questi giorni le startup di mezzo mondo si sono ritrovate a Seeds&Chips, il summit mondiale della food innovation ospitato da TuttoFood a Milano. È bastato un giro tra gli stand per incontrare alcune idee curiose, che promettono di cambiare le cose anche nel settore dei dolci. Alcune di queste idee hanno la bandierina italiana accanto, molte sono cresciute dentro ai celebri incubatori di startup che foraggiano le iniziative imprenditoriali dei giovani talenti.

Ecco alcune interessanti proposte viste proprio in fiera.

ReOlì è una azienda italiana, di Corigliano Calabro, che produce una crema spalmabile a base di olio extra vergine di oliva. Con un processo brevettato, che sfrutta la organogelazione, l'olio si solidifica senza perdere i preziosi polifenoli e senza modifiche alle sue caratteristiche organolettiche. Nasce da una ricerca condotta dall’Università della Calabria. Se ne parla dal 2016, ma ora siamo alla produzione anche per i professionisti e alla fase di test sul mercato consumer.

Rise, invece, è una azienda statunitense. Produce una farina pensata per l'industria dolciaria che è ottenuta riciclando le rimanenze di orzo dei birrifici. Insomma, una farina sostenibile ottenuta con un processo rigorosamente meccanico, ricca di proteine e fibre, con ridotto contenuto di carboidrati.

Algaria è un'altra realtà italiana attiva da pochi anni. Coltiva e commercializza alga spirulina essiccata, un alimento che si può utilizzare per la preparazione di pane, torte, biscotti e che può diventare ingrediente di gelato, yogurt e marmellate.

Planetarians, infine, è un altro produttore di farine ricavate dai semi di girasole giù utilizzati in produzione. Ha sviluppato una tecnologia che permette di sfruttare i semi sgrassati - dopo la lavorazione dell'industria che li usa per ottenere l'olio di girasole - per trasformarli in farine funzionali ricche di proteine.

Proiettati verso il futuro con i sostitutivi dei prodotti "dairy"

Anche se il clamore in questi ultimi mesi è tutto per le alternative alla carne, c'è una enorme fetta di mercato da conquistare con i prodotti innovativi e alternativi a quelli di derivazione animale. Come ha sottolineato il capo europeo della no-profit "The Good Food Institute" Richard Parr durante un convegno, il successo delle carni plant-based (come quella di Beyond Meat, dallo scorso anno arrivata anche in Italia) tocca una minuscola fatta dei consumi mondiali, mentre resta aperto tutto lo spazio che comprende i grassi, le panne, le uova e i formaggi.

Ernesto Brambilla

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