I wagashi sono dolci tipicamente serviti con il tè verde e sono realizzati con zucchero di canna, fagioli azuki e farina di riso. Sono loro i protagonisti dell’offerta di Hiromi Cake, una pasticceria di ispirazione giapponese nata nel quartiere Prati di Roma. Nasce tutto da dolcetti regalati a un imprenditore della ristorazione, che è rimasto incantato ed è risalito all’autrice: Hiromi, una pasticciera giapponese che ha poi accettato di aprire il primo punto vendita in Italia.

Pochi zuccheri, materie prime valorizzate

Un negozio piccolo, di soli 50 mq, con design pulito e sobrio. Il concept punta a replicare l’idea di pasticceria giapponese: oltre ai dolci tradizionali wagashi, appunto, ci sono altre linee di dolci internazionali rivisitati in chiave “made in Japan”. «Gli elementi base - ci spiegano in pasticceria - sono un basso dosaggio di zucchero e la ricerca estrema dell’equilibrio, per dare dignità a tutte le materie prime e alle loro caratteristiche». Dunque spazio a farina di riso, fagioli azuki, patate dolci, ma anche sesamo, soia, agar-agar. E anche a cioccolato e farine “tradizionali”, certamente. «Gli yogashi sono dessert rivisitati, d’ispirazione francese o americana, in cui gli elementi indispensabili sono il riso glutinoso, il tè matcha, la frutta di stagione e la marmellata di fagioli anko. Per la maggiore vanno i mochi, riso bollito e modellato in polpettine con guarnizioni fantasiose; i dorayaki, semplici e appaganti, hanno le sembianze dei pancake e racchiudono una farcitura di fagioli rossi».

Il raddoppio a Roma, Milano entro l'anno

Oltre alle monoporzioni, il cui costo oscilla tra i 2,80 e i 4,80 euro a pezzo, Hiromi Cake offre anche torte. Capitolo bevande: caffè bio 100% Arabica oppure cappuccino matcha nella versione in bicchiere, da portar via, o da sorseggiare in negozio. Insieme alla pastry chef Hiromi ci sono Asako - forte di una esperienza di quattordici anni di pasticceria in Giappone - Mitsuko e Tomoko, più due aiuti. «Con la nostra produzione - spiegano a Dolcegiornale - forniamo il negozio e cinque ristoranti giapponesi su Roma. Apriremo un secondo punto vendita sempre in città, ma più grande, sui 100 mq più altrettanti di laboratorio. L’idea è di aprirne un altro a Milano entro l’anno».

Ernesto Brambilla

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